Ogni giorno una notizia del diritto spiegata in parole semplici: cosa è successo, perché conta e cosa cambia per chi studia o lavora nel settore. Qui trovi i post di LegalRise per intero, dal più recente.
Penale ·
Alla fine di giurisprudenza sai tutto il Torrente e niente di come si trova un lavoro.
Non è una provocazione: è il percorso che è fatto così. Cinque anni, su come funziona il diritto e zero ore su come funziona il mestiere di chi lo applica. Il CV, il colloquio, la candidatura, cosa cerca davvero uno studio: sono cose che si imparano. LegalRise nasce per dare queste informazioni a tutti. Da oggi apre la lista d’attesa della nostra community. Dentro trovi: → CV di chi è già stato assunto; → come si prepara un colloquio; → le carriere spiegate una per una: M&A, penale d’impresa, notarile, magistratura e tante altre; → i format dal vivo dentro studi e aziende; → le interviste ai professionisti, con le domande che ci mandi tu.
È aperta a chiunque studi giurisprudenza o una facoltà affine. Iscriviti su legalrise.it (link in bio)
Cinque opportunità a Milano per chi vuole muovere i primi passi nel mondo legale, tra Corporate, M&A e IT Legal:
– Linklaters: Legal internship in Corporate – BonelliErede: Trainee lawyer in Società e Finanza – PedersoliGattai: Stage curriculare in Corporate M&A – Bird & Bird: Stage in Corporate – Amazon: IT Legal Intern
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Nei grandi studi legali i soci non vanno più in pensione.
Negli Stati Uniti circa un terzo degli avvocati ha più di 55 anni, e uno su otto ha superato i 65. È quasi il doppio rispetto al resto del mercato del lavoro americano, dove gli over 65 sono il 7%.
Negli studi d’affari il problema pesa di più, perché i clienti seguono le persone e non le insegne. Quando un socio si ritira, lo studio rischia di perdere anche il rapporto con i suoi clienti. Per questo molti soci restano al loro posto, e gli studi hanno iniziato a pagarli per andarsene. Le formule sono liquidazioni personalizzate, incarichi di consulenza dopo l’uscita e percorsi graduali di riduzione dell’impegno.
Circa la metà dei primi duecento studi americani ha anche un’età di ritiro obbligatoria, quasi sempre tra i 63 e i 68 anni. Da Kirkland & Ellis è fissata a 65, ma il comitato esecutivo può concedere deroghe. Da Debevoise & Plimpton è a 67, mentre Gibson Dunn la fissa a 65 per il comitato esecutivo e a 68 per i soci equity.
Il costo ricade su chi arriva dopo. Il titolo di socio arriva, ma la quota no: oggi negli studi americani quasi metà dei soci sono salary partner, con il titolo e uno stipendio ma senza partecipazione agli utili. Finché nessuno esce, l’equity resta chiusa.
In Italia la professione invecchia allo stesso modo. L’età media degli iscritti alla Cassa Forense è salita a 49,5 anni, oltre cinque in più rispetto a dieci anni fa. Dopo il picco del 2020 gli iscritti hanno ripreso a calare, fino a 228.641 nel 2025. Nella maggior parte dei grandi studi italiani la guida non è mai passata alla generazione successiva.
Negli Stati Uniti gli studi pagano per accelerare il ricambio. In Italia, chi arriva adesso quanto dovrà aspettare?
Il Magic Circle è l’espressione con cui la stampa legale inglese indica, dagli anni Novanta, i cinque studi più prestigiosi della City: Clifford Chance, Linklaters, Freshfields, Slaughter and May e A&O Shearman.
Contano perché seguono le operazioni più grandi del mondo, hanno come clienti le società più importanti quotate a Londra, e fissano lo standard di stipendi e formazione per tutto il mercato legale inglese. Oggi un avvocato appena abilitato parte da 150.000 sterline.
Prima del Magic Circle c’era il Club of Nine: nove studi londinesi legati da un patto di non concorrenza sul reclutamento, sciolto nel 2000.
E non serve andare a Londra per incontrarli. Quattro dei cinque hanno uffici a Milano e a Roma, dove lavorano avvocati abilitati in Italia. Il quinto, Slaughter and May, lavora in Europa attraverso una rete di studi alleati: in Italia il suo riferimento è BonelliErede.
Kirkland & Ellis ha chiuso l’anno a 10,6 miliardi di dollari. Nessuno studio legale, in nessun paese, ci era mai arrivato prima.
Il nuovo Global 200 di Law.com, la classifica annuale dei duecento studi con il fatturato più alto al mondo, racconta un mercato legale che cresce dell’11,9% in un anno e che si concentra: i primi cinquanta studi fanno il 59% dei ricavi complessivi, e crescono più in fretta di tutti gli altri. Ma la classifica del fatturato non è la classifica dei soldi in tasca. Nell’utile per socio davanti a Kirkland c’è Wachtell Lipton, con 12,15 milioni di dollari a testa: uno studio che nel fatturato non entra nemmeno nella top 10.
E l’Italia? Una sola insegna nella Global 200: BonelliErede. Ma la maggioranza dei primi dieci studi al mondo ha un ufficio in Italia.
C’è un sito su cui avete probabilmente cercato tutti almeno un articolo del codice civile.
Brocardi nasce nel 2004 dall’idea dell’avvocato Manuel Tropea, con un obiettivo preciso: rendere consultabile il diritto italiano. Vent’anni dopo è un riferimento quotidiano per studenti, praticanti, avvocati e giuristi d’impresa: oltre 4 milioni di visite al mese, 15 milioni di pagine visualizzate, un milione di utenti registrati, 170.000 iscritti alla newsletter.
Da questa settimana entra nel gruppo Lexroom, la piattaforma italiana di intelligenza artificiale per il lavoro legale.
Cosa cambia per chi lo usa? Sulla carta, niente. Stesso marchio, stessa redazione, stessa linea editoriale. Codici annotati, dizionario, news e newsletter restano gratuiti come sempre. Anzi: Lexroom ha dichiarato che investirà sul portale per potenziarne i contenuti e ampliarne l’offerta.
Quello che cambia sta dietro le quinte, e ha un doppio valore. Il primo è il contenuto: oltre 100 fonti normative annotate e migliaia di massime commentate diventano un livello di conoscenza dentro l’infrastruttura AI di Lexroom. Il secondo è la community: milioni di persone che ogni mese cercano diritto online, un punto di contatto con il mercato legale italiano costruito in vent’anni, non in una campagna ads.
Voi Brocardi l’avete consultato almeno una volta? 👇
All’università questo lavoro non te lo nomina nessuno.
Eppure dietro ogni round che leggi annunciato, i milioni raccolti, il fondo che entra, il founder che festeggia, c’è un avvocato che ha scritto il term sheet, guidato la due diligence e messo nero su bianco chi decide cosa da lì in avanti.
È il Venture Capital, la practice che segue startup e investitori. Si lavora su due fronti che a ogni operazione si incontrano: da una parte chi cerca capitali per crescere, dall’altra chi decide di metterceli e negozia a quali condizioni.
Nel concreto vuol dire call con founder e fondi, contratti da scrivere e rivedere, negoziazioni, e il coordinamento di tutti i professionisti che ruotano intorno al deal.
In Italia è un mercato ancora giovane ma in piena corsa: nel 2025 ha toccato il secondo valore più alto di sempre. Più capitali significa più operazioni. Più operazioni significa più richiesta di chi le sa seguire.
Urbino batte Bocconi e Bologna. Detta così sembra un errore.
Non lo è: dipende solo da quale classifica stai leggendo.
Quest’anno QS ha messo Bologna al 40° posto al mondo per Giurisprudenza, quattordici posizioni davanti alla Bocconi. Ma QS misura reputazione e ricerca, cioè quanto pesa quel nome tra accademici e datori di lavoro. Altre classifiche guardano tutt’altro: quanti studenti si laureano in corso, quanti partono per l’estero, quanti abbandonano.
Cambia il metro, cambia il podio.
Il problema è quello che non misura quasi nessuna: com’è davvero seguire quelle lezioni, dove si va a finire dopo, quanti passano i concorsi, quanti entrano in azienda invece che in uno studio.
Cioè esattamente i numeri che useresti per decidere.
Ogni anno lo Stato italiano mette a gara oltre 309 miliardi di euro in appalti pubblici. Eppure il 60% delle PMI italiane fatica ancora a parteciparvi in modo competitivo: tra decine di piattaforme diverse, centinaia di pagine di documentazione e criteri formali in cui un singolo errore può costare l’esclusione, il costo della partecipazione supera spesso il valore stesso dell’appalto.
Cato nasce nel 2025 da Andrea Zorzetto e Matteo Bossolini con un obiettivo preciso: rendere questo mercato finalmente alla portata di qualsiasi impresa. Il nome richiama Marco Porcio Catone, il censore dell’Antica Roma noto per la sua integrità nella gestione del denaro pubblico.
La piattaforma monitora in tempo reale oltre 27.000 fonti di gare pubbliche, individua le opportunità più rilevanti per ogni azienda, analizza i bandi, estrae requisiti e criteri di valutazione e supporta la preparazione dell’offerta. In sei mesi ha già gestito migliaia di gare per 150 clienti attivi nei settori medicale, IT, servizi ed edilizia.
Il round seed da 6 milioni di euro, guidato dal fondo olandese Keen Venture Partners, porta a 7,6 milioni il capitale raccolto complessivamente. La scommessa arriva in un momento in cui il D.Lgs. 36/2023 (il nuovo Codice degli Appalti) sta spingendo sulla digitalizzazione dell’intero ciclo di gara, aprendo uno spazio sempre più ampio per strumenti come quello di Cato.
Binance, il più grande exchange di criptovalute al mondo, dovrà interrompere la propria operatività in Italia e nel resto d’Europa a partire dal 1° luglio, non avendo ottenuto in tempo una licenza europea valida nell’ambito del regolamento MiCA.
Il 1° luglio segna la fine del periodo transitorio: da quel giorno qualsiasi exchange privo dell’autorizzazione CASP non potrà più servire legalmente i clienti nei 27 Paesi dell’Unione.
Binance aveva presentato domanda di licenza alla greca Hellenic Capital Market Commission, ma dopo mesi di trattative infruttuose ha deciso di ritirarla. I regolatori avrebbero espresso perplessità sui trascorsi in materia di antiriciclaggio e sulla complessa struttura societaria del gruppo.
La società ha dichiarato di voler proseguire il percorso autorizzativo in un altro Stato membro dell’Unione Europea, precisando di non voler lasciare il mercato europeo.
Dal 1° luglio non sarà più possibile effettuare nuovi ordini e depositi, mentre la funzione Convert resterà attiva solo in vendita. I prelievi resteranno invece sempre disponibili: le criptovalute e gli euro presenti sul conto non verranno bloccati.
Gli utenti hanno essenzialmente due strade: trasferire gli asset verso un wallet sotto il proprio controllo oppure spostarli verso un altro operatore regolarmente autorizzato MiCA. Gli analisti raccomandano inoltre di scaricare e archiviare per tempo lo storico completo delle transazioni per finalità fiscali.
Il tribunale di Firenze ha disposto il sequestro di sette aree del carcere di Sollicciano, tra celle e spazi comuni, per le condizioni igieniche e di abitabilità dei reparti detentivi. È la prima volta in Italia che succede qualcosa di questo genere. Circa 240 detenuti sono stati trasferiti in altri istituti, la cui destinazione non è stata resa nota.
Il sequestro è stato disposto considerando alcune sezioni del carcere assimilabili a luoghi di lavoro per il personale penitenziario e per i detenuti che vi lavorano. L’accusa della procura è che in quelle sezioni vengano violate le norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Al momento non risultano persone indagate.
Le aree sequestrate comprendono tre sezioni del reparto giudiziario, dove sono detenute persone in custodia cautelare non ancora condannate, tre del reparto penale, dove si scontano pene definitive, e la sezione accoglienza, uno spazio comune già utilizzato in passato per trasferire detenuti a seguito di altri problemi strutturali.
Le condizioni del carcere di Sollicciano sono note da anni. Su 502 posti previsti ne sono disponibili solo 369, a fronte di 641 detenuti attualmente registrati. Nelle celle sono state trovate più volte cimici nei materassi e topi, con infiltrazioni, perdite d’acqua e umidità diffuse. Da mesi l’istituto è privo di un direttore titolare. L’ultima legge di bilancio ha destinato circa 9 milioni di euro alla ristrutturazione, ma il DAP ha affidato la progettazione dei lavori solo lo scorso 15 maggio.
Il tribunale di Firenze aveva già sollevato all’inizio di quest’anno una questione di legittimità costituzionale, chiedendo alla Corte se la legge non dovrebbe consentire il rinvio dell’esecuzione della pena quando la detenzione avviene in condizioni contrarie al senso di umanità. L’udienza è fissata per il 22 settembre.
Al Forum in Masseria di Manduria, durante il dibattito sugli ottanta anni della Repubblica italiana organizzato da Bruno Vespa, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato di essere sempre stato nettamente contrario alla responsabilità civile diretta dei magistrati, escludendo la misura dal programma di governo. Le dichiarazioni hanno riaperto una frattura con Forza Italia, che dopo la sconfitta referendaria dello scorso marzo sta spingendo per approvare la misura entro la fine della legislatura.
Per il Guardasigilli il problema non è negare gli errori giudiziari ma scegliere lo strumento giusto per affrontarli. Il magistrato inadeguato va colpito sulla carriera, nelle promozioni e sul piano disciplinare fino alla destituzione. Sanzionarlo economicamente non avrebbe invece alcuna efficacia: i magistrati sono già tutti assicurati contro ogni forma di responsabilità, rendendo la sanzione priva di qualsiasi effetto deterrente.
Nordio distingue però la responsabilità civile diretta del magistrato dal risarcimento delle vittime di errori giudiziari, su cui si è detto favorevole. Ha chiarito che quando Forza Italia parla di responsabilità civile si riferisce in realtà a questo secondo istituto, che ha natura e finalità diverse, e ha precisato di essersi sempre pronunciato a favore del risarcimento da parte dello Stato anche per le spese legali di chi è stato prosciolto.
Il ministro ha poi portato un argomento ulteriore: gli errori giudiziari più gravi, quelli che portano alla condanna di innocenti all’ergastolo, avvengono nelle Corti d’Assise e d’Appello, dove i giudici popolari sono in maggioranza. Estendere la responsabilità civile anche a loro sarebbe impraticabile e renderebbe ancora più difficile trovare chi accetta di svolgere quel ruolo.
Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha accolto l’istanza della difesa di Alberto Stasi, concedendo l’affidamento in prova ai servizi sociali al condannato per il delitto di Garlasco. Stasi era già in regime di semilibertà. È detenuto dal 2015 nel carcere di Bollate, dove sta scontando una pena definitiva di 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. La fine pena è prevista nel 2028.
La Procura generale, diretta da Francesca Nanni con il sostituto pg Valeria Marino, ha espresso parere favorevole sulla base della buona condotta tenuta durante la detenzione, anche nel periodo di semilibertà, e delle relazioni positive dell’équipe del carcere di Bollate. Dal 2023 Stasi lavora all’esterno dell’istituto penitenziario con mansioni amministrative e contabili, rientrando in cella la sera. I benefici già ottenuti negli anni, insieme alla parte residua di pena ancora da scontare, hanno portato come una sorta di automatismo alla concessione dell’affidamento.
Con l’affidamento in prova non dovrà più rientrare in carcere la sera, ma non sarà tecnicamente libero. I giudici sono tecnicamente in riserva dopo la camera di consiglio e depositeranno l’ordinanza, con le relative prescrizioni tra cui il divieto di lasciare l’Italia, entro cinque giorni.
La concessione dell’affidamento in prova non è collegata all’eventuale procedimento di revisione del processo, per il quale la difesa presenterà separata istanza.
La procura di Roma sta indagando tre persone per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della progettazione del ponte sullo Stretto di Messina. Il sospetto è che abbiano cercato di condizionare i controlli della Corte dei conti per ottenere l’approvazione del progetto definitivo.
Le persone coinvolte sono un magistrato contabile, ex presidente aggiunto della Corte dei conti, un avvocato che faceva parte del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina e un imprenditore.
Secondo la procura, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero fatto pressioni sul magistrato per ottenere un parere preliminare positivo sulla fattibilità del progetto, promettendogli in cambio appoggio per ottenere cariche pubbliche dopo il pensionamento. Il magistrato avrebbe fornito loro informazioni riservate sugli orientamenti dei propri colleghi. La procura ipotizza inoltre che i due abbiano cercato di avvicinare anche altri magistrati ritenuti utili per favorire gli interessi della società.
Il parere della Corte dei conti era decisivo per la pubblicazione del progetto definitivo in Gazzetta Ufficiale e quindi per l’apertura dei primi cantieri. Nell’ottobre 2025 la Corte aveva respinto il progetto e il governo aveva scelto di non forzare le procedure, decidendo di ricominciare quasi daccapo.
Le perquisizioni disposte dal procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi hanno riguardato Roma, la provincia di Frosinone e quella di Reggio Calabria, con il sequestro di documenti e dispositivi elettronici. La società Stretto di Messina ha dichiarato di essere estranea all’inchiesta e disponibile a collaborare con le autorità.
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